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Hamilton e Bottas: carriera e numeri dei due piloti della Mercedes

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Eight, ocho, huit, acht, otto, kahdeksan: da Stevenage a Nastola, è universalmente considerato il simbolo dell’equilibrio cosmico, il numero dell’infinito, dell’eternità, devoto alla filosofia della resurrezione, l’apoteosi della rivincita. Il “profeta” Lewis ce l’ha tatuato a chiare lettere sulla pelle, cinge la grande croce che porta sulla schiena, è la sua missione: “I was born not to make it but I did. Still I Rise” (“Non credevano che potessi farcela, ma ci sono riuscito. E mi solleverò ancora, risorgerò”, il senso della frase). Un omaggio del pilota inglese della Mercedes al rapper statunitense Tupac Shakur, che si era ispirato a sua volta alla celebre poesia di Maya Angelou, manifesto immortale della cultura afroamericana. Perché dietro il sogno dell’ottavo titolo c’è molto di più dell’ennesimo traguardo di una carriera già senza precedenti: quando Hamilton spia dallo specchietto retrovisore scorge tuttora quel bambino che è stato il primo “kid of colour” su una macchina di F1, sventola orgoglioso la bandiera di Grenada, l’isola caraibica patria dei suoi avi e non dimentica i sacrifici di “dad” Antony, che si è fatto in quattro per irrobustire il suo talento prima di affidarlo alle amorevoli cure della McLaren. Soltanto nel 2008, diventava a 23 anni, 9 mesi e 26 giorni il campione del mondo più giovane nella storia del Circus e ora punta dritto al trono di GOAT della velocità, sulla scia di un 2020 esagerato, coronato dall’ultima meraviglia mondiale ma anche dal sorpasso al record dei 91 successi di Schumacher – con cui condivide il primato dei 7 titoli iridati – deciso a scalare la speciale Billboard Hot 100 degli inni nazionali già dal primissimo appuntamento della stagione, il 28 marzo in Bahrain, al volante della nuova W12.

“Discepolo” dei maestri Nelson Mandela e Muhammad Alì, ormai è un social-leader, a pochi decimi dall’inestimabile qualifica di iconaGuru della moda, paladino vegan, ma sopra ogni cosa alfiere del Black Lives Matter e della lotta alle discriminazioni razziali,  con tanto d’attestato di personaggio più influente del Regno Unito nella classifica del Powerlist 2021, che per il britannico vale molto di più di un ordinario hat-trick a Silverstone. “L’anno scorso alcuni di noi si sono inginocchiati a favore dell’uguaglianza – spiega in uno dei più recenti post “sermone” su Instagram – ma le ingiustizie nel nostro sport e nel mondo non si arrestano. Finché avrò aria nei polmoni, lotterò per il cambiamento. Lavorerò per creare percorsi e opportunità per i bambini di colore, nell’ambito delle scienze, dell’ingegneria e delle discipline creative. Continuerò a spingere“. Che poi è la sua specialità, nessun altro osa farlo meglio di lui: pigiare sull’acceleratore del suo e del nostro tempo, rivoluzionando i paradigmi della cinematica e l’inerzia di convenzioni così radicate nella società da sembrare inestirpabili. Ha gioito per la nomina di Kamala Harris a prima vice-presidente donna degli Stati Uniti e si è totalmente identificato nei versi della giovanissima poetessa Amanda Gorman, declamati durante la cerimonia di insediamento di Joe Biden: “Non marceremo all’indietro per ritrovare quel che è stato, ma ci muoveremo verso ciò che sarà”.

I numeri di Hamilton

  • Esordio: 18 marzo 2007 (GP d’Australia, 3° al traguardo)
  • Scuderie: McLaren 2007-2012/Mercedes 2013-oggi
  • GP disputati: 266
  • GP vinti: 95
  • Podi: 165
  • Punti ottenuti: 3778
  • Mondiali vinti: 7 (2008, 2014, 2015, 2017, 2018, 2019, 2020)
  • Pole position: 98
  • Giri veloci: 53

Bottas, tra sogno e “utopia”

Nella “marcia” all’ottavo titolo Lewis sarà accompagnato dal fedele scudiero finlandese Valtteri Bottas, che ha contribuito a 4 dei 7 Mondiali Costruttori conquistati dalla premiata ditta Mercedes/Hamilton dal 2014 a oggi. Cresciuto nel mito di Mika Hakkinen e Kimi Raikkonen, scelto nel 2017 dal team principal Toto Wolff per l’affidabilità mostrata negli anni della Williams e colmare il (sedile) vuoto lasciato da un tedesco dal sangue finnico, quel Nico Rosberg (figlio di Keke) che è stato l’unico a spezzare la “tirannia” Vettel-Hamilton – una sorta di “Modric” tra i Messi e Ronaldo della F1 – ma talmente logorato dalla pressione da eclissarsi appena 31enne dalle corse con il Pallone d’oro stretto ancora tra le mani sul podio di Abu Dhabi. “Ho dato tutto per il mio sogno e l’ho realizzato – il suo congedo – era la mia montagna e ho raggiunto la vetta”. Per migliorare i due secondi posti ottenuti nel biennio 2019-2020 ed emulare il predecessore, Valtteri – non per niente soprannominato “Woodman”, il boscaiolo – si è allenato in condizioni estreme, nella sua Lapponia, a -22 gradi sottozero, scaldandosi con un vinello… e poi in bici a Montecarlo con la fidanzata australiana Tiffany Cromwell, campionessa di ciclismo su strada. Potenziamente, il solo, Bottas – a meno di un clamoroso exploit della Red Bull di Max Verstappen – a disporre dei mezzi per impensierire il compagno, che alla neve preferisce le onde del mare e sul vento dell’utopia surfa a vele spiegate…

Fonte: Sky Sport – Sky.it